L’Italia del tennis dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di essere la prima forza almeno nel campo maschile. E una volta tanto, non c’è un uomo solo a “tirare la carretta”, come si è sentito dire con eccessiva leggerezza in queste ultime settimane. A fare la voce grossa, quest avolta, ci pensano tre nostri alfieri. I nomi di Matteo Arnaldi, Matteo Berrettini e Flavio Cobolli – in rigoroso ordine alfabetico dei cognomi – ci hanno fatto godere e non poco. Sono loro gli azzurri che si schiereranno ai nastri di partenza dei quarti di finale del Roland Garros 2026. Un’edizione sicuramente particolare, a giudicare dalle teste che sono cadute. Ma sono proprio queste occasioni a dimostrare la reale forza e la capacità di un atleta di cogliere le chances.
In un torneo in cui ci sono stati i forfait di Carlos Alcaraz e Lorenzo Musetti, ma anche le sconfitte fragorose di Ben Shelton, Novak Djokovic e soprattutto Jannik Sinner, l’occasione non può che fare l’uomo ladro. Al momento, infatti, gli unici top seed in corsa per il titolo sono Alexander Zverev e Felix Auger-Aliassime. Si tratta del primo evento del Grand Slam in cui, da diversi anni a questa parte, il vincitore sarà inedito. Ecco allora che i nostri tre moschettieri hanno tutti la grande occasione di riscrivere la storia. Il tutto in un appuntamento in cui i nostri due “big” non c’erano o sono usciti di scena anzitempo.
Insomma, il tennis italiano sta scrivendo ancora una volta una pagina di storia. E fidatevi, non sarà l’ultima.
Arnaldi, Berrettini, Cobolli: i tre nuovi eroi italiani
Matteo Arnaldi, Matteo Berrettini e Flavio Cobolli sono, a vario titolo, gli eroi di questo principio d’estate del tennis italiano. Dietro alle loro imprese sui campi del Roland Garros ci sono tanti significati, conditi da quel senso di rivalsa che accomuna tutti e tre.
La scalata di Flavio Cobolli ai quarti di finale è frutto della capacità di resilienza. Non sono mancate le critiche, in questi primi cinque mesi di 2026, per il giocatore romano. Tante le responsabilità che gli sono state gettate addosso, soprattutto dopo aver fatto da “capitano in campo” nel trionfo della scorsa Coppa Davis. Ecco allora che il capitolino si è tappato le orecchie, ha pensato solo al suo gioco e ha dimostrato il suo valore. Questo lungo e intenso cammino, in cui ha perso un solo set contro Svajda agli ottavi, è la prova della forza di un ragazzo che, in caso di approdo in semifinale, volerebbe per la prima volta in carriera in Top 10.
Matteo Berrettini, invece, ha dimostrato ancora una volta che il cuore e la testa possono avere la meglio sul corpo. Quel corpo che ha di fatto negato al semifinalista di Wimbledon 2021 tante cose belle in carriera. La forza d’animo e la voglia di superare ogni ostacolo, anche a costo di vivere qualche momento buio, hanno però fatto la differenza. Ecco allora che, dopo un cammino straordinario, “Hammer” ha raggiunto un quarto di finale Slam quasi 5 anni dopo quel percorso incredibile sull’erba londinese. E ora, di limiti veri e proprio, non se ne vedono all’orizzonte.
Dulcis in fundo, ultimo ma non ultimo, c’è Matteo Arnaldi. Un ragazzo che ha sofferto tantissimo, tra gli infortuni patiti e il lungo percorso di ritorno a un certo livello di gioco. Già nel 125k di Cagliari si era visto qualcosa di importante, fino al trionfo e alla conquista del trofeo. Poi Roma era stata rivelatrice del ritorno ad alti livelli, con la vittoria su De Minaur e la lotta contro l’astro nascente Jodar. Parigi, però, porta conferme: quattro vittorie eroiche, tantissime ore in campo, un controllo del fisico e della mente da campione. Ora c’è il derby contro Berrettini, in cui tutto può succedere.