Alexander Bublik non è mai stato un personaggio capace di passare inosservato o di generare indifferenza nel mondo del tennis. Non si tratta solamente di un giocatore eccentrico, capace di far divertire e – soprattutto negli ultimi anni – di essere efficace. L’uomo è senza dubbio contraddittorio, ma la banalità non fa e non farà mai parte del suo DNA. Per questo motivo, ogni volta che il tennista kazako apre bocca per esprimere un parere, dice sempre quello che pensa e senza peli sulla lingua. Anche perché dalle sue parole si può trovare una definizione fedele e genuina di quel che accade in questo sport.
Questo tipo di sensazione emerge nella sua forma più chiara in una recente intervista. Alexander Bublik ha parlato ai microfoni del noto quotidiano inglese The Guardian. Il giocatore kazako ha fatto capire come e quando la sua carriera nel tennis mondiale è cambiata, per poi sbocciare in maniera definitiva. Per lui, questo sport rappresenta un grande impegno sul campo ma anche grandi emozioni che si vivono. E non sono mancate anche certe stoccate, con un occhio di “riguardo” nei confronti dei protagonisti del doppio.
Alexander Bublik, sempre senza peli sulla lingua
Le prime parole che emergono dall’intervista rilasciata da Alexander Bublik riguardano una certa tendenza alla finzione. Il kazako ha fatto capire che spesso il mondo del tennis è diverso da come viene dipinto. E c’è un attacco ben assestato al mondo dei social network, dai quali si tiene lontano: “Le emozioni sono emozioni. Viviamo in un mondo in cui tutti cercano di fingere di essere qualcosa. Io non vedo niente di sbagliato nel lasciarle uscire. Questo sport è stressante, viaggiamo di continuo, ci giochiamo molto: se ogni tanto sfoghi qualcosa, non è la fine del mondo. I social sono finti. Tutti fingono di essere qualcuno che non sono“.
Il rapporto tra Alexander Bublik e il tennis non ha mai vissuto su una linea retta, dall’inizio alla fine. Il Kazako ora è diventato uno dei tennisti più forti in circolazione. C’è stato un momento, però, in cui le cose sembravano non andare per il meglio: “Nessuno vuole essere numero 80. Io non ero mai uscito dalla top‑50 per sette anni. Per me è stato un colpo. Entrare in top 10 è bello, restarci è molto più difficile. Capisci in fretta che il tennis è un grande business. È bello vincere, ma alla fine devi pagarti. All’inizio era quella la mia motivazione. Più mi impegnavo, più trovavo un senso in quello che facevo. E alla fine mi è persino piaciuto“.
Nella sua analisi del mondo del tennis, Bublik regala una parentesi in particolare ai protagonisti del doppio. Già in alcune dichiarazioni del passato, il kazako aveva fatto capire che questa disciplina, per lui, non è tennis. Ora però il buon Alex rincara la dose, facendo riferimento a un’altra disciplina che da qualche anno va per la maggiore: “Non li considero tennisti perché sono doppisti. Il doppio non è tennis. È mezzo tennis. Se non puoi fare singolare, fai doppio. Se non puoi fare doppio, fai padel. È semplice“, conclude.