Alexander Zverev è il fresco vincitore degli Us Open 2026. Un altro trionfo per il tedesco, che in primavera aveva vinto il Roland Garros e si era sbloccato nei tornei del Grand Slam. E con questa affermazione, Sascha rilancia anche le proprie ambizioni per il primo posto nel ranking ATP. Il tutto in attesa del ritorno di Jannik Sinner e del recupero della piena condizione da parte di Carlos Alcaraz. Non appena entrambi i rivali saranno al 100% della forma, ci aspetta un finale di anno tutto da gustare. Magari proprio alle ATP Finals in programma a Torino.
Zverev sfida Sinner e Alcaraz
Al termine della finale degli Us Open, Sascha Zverev ha fatto capire di aver definitivamente fatto lo switch. Sul piano mentale, la vittoria del Roland Garros è stata fondamentale. Ora il tedesco è consapevole delle sue qualità: “Penso che le ferite della finale del 2020 siano in qualche modo scomparse dopo la vittoria a Parigi. L’ho detto a Wimbledon: anche se ho perso la finale, mi sono goduto la partita, mi sono goduto l’essere in una finale Slam, il giocare sul Centre Court, davanti a un pubblico straordinario e a qualche celebrità. Mi è piaciuto vivere tutto questo. Prima di vincere a Parigi, invece, avvertivo molta pressione, perché c’era sempre il dubbio: vincerò mai uno Slam? Ora, invece, provo soprattutto gioia nel giocare finali di questo tipo“.
Sascha Zverev è ora al livello di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz? Non è ancora possibile dare una risposta. Il tedesco, però, non vede l’ora di affrontare questo doppio confronto con gli altri due big del circuito: “Bisogna tenere conto di tutto. Con Jannik Sinner infortunato e Carlos Alcaraz che rientra da un infortunio dopo quattro mesi, probabilmente sì, in questo preciso momento. Se entrambi fossero sani e al massimo della forma, forse no. Ma se parliamo proprio di adesso, con Jannik infortunato e Carlos di rientro da un infortunio, forse sì. Quattro o cinque mesi fa, quando entrambi stavano bene, non lo ero: perdevo sempre contro Jannik. Quindi, se tutti sono sani, penso che Jannik sia ancora davanti. È così semplice“.
La cultura del lavoro
Zverev e Shelton, i due finalisti degli Us Open, hanno qualcosa in comune. Sia il tedesco che l’americano, infatti, hanno lavorato a lungo per colmare le proprie lacune. In ogni caso, questa finale è un premio per entrambi: “Non credo di essere il più talentuoso sotto alcun aspetto. Non penso di avere un talento naturale, donato da Dio, come altri giocatori. Gran parte del mio tennis deriva dal duro lavoro, dalle tante ore trascorse in campo, in palestra e in pista. È così che gioco a tennis. Penso però che anche lui sia molto talentuoso e molto vicino a quell’idea di duro lavoro. Lo si vede sempre con suo padre, dopo le partite e prima delle partite, lavorare su aspetti diversi; ogni anno continua a migliorare qualcosa“.
Proprio a proposito di Ben Shelton, Sascha Zverev ha belle parole da spendere. Sul piano tattico il tedesco è riuscito a gestire al meglio la potenza del suo rivale. L’americano è cresciuto molto negli ultimi mesi: “L’ho appena affrontato in questa finale. Credo che questo sia stato il miglior rovescio che abbia mai giocato contro di me, con la maggiore continuità e potenza. C’era davvero tutto. Ricordo che, un paio di anni fa, quando l’ho affrontato per la prima volta, era sempre pericoloso, aveva già quel servizio e quel dritto; però, se gli rimandavi tre o quattro palle, arrivava un errore. Oggi non è stato affatto così“.