Matteo Berrettini inizia con il piede giusto il suo cammino negli Us Open. Il tennista romano ha sconfitto al primo turno Stan Wawrinka. Lo svizzero, eliminato dal torneo in tre set, ha giocato anche la sua ultima partita in carriera a Flushing Meadows. Al termine del match è stato molto bello il tributo che l’azzurro ha rivolto al suo rivale. In ogni caso, durante la partita si sono visti degli sprazzi di gioco molto convincenti da parte del capitolino. Ora, però, c’è da pensare al prossimo turno.
Le sensazioni di Matteo Berrettini
A fine gara Berrettini si è concesso ai giornalisti presenti negli States. Da parte sua c’è la conferma delle buone sensazioni viste da fuori. Anche perché affrontare Wawrinka non è mai facile: “Diciamo che la partita è iniziata come era finita a Wimbledon. Ero partito bene, poi mi sono un attimo incastrato, però la cosa positiva è che, secondo me, nei momenti importanti sono riuscito a tirare fuori le scelte giuste, l’energia giusta. Il fatto di essere riuscito a vincere due tie-break così, con due set complicati, poi mi ha fatto andare sopra subito nel terzo e da lì in poi mi sono sentito meglio ed è andata liscia nel terzo“.
L’azzurro ha fatto capire di aver puntato molto sullo slice. In questo modo è stato più semplice gestire il gioco di spinta che Wawrinka ha provato a fare per restare nel match: “Non è facile giocare top su top con Stan, perché la sua palla pesa e dà l’idea che, più gli dai ritmo, più lui riesce a spingere. Ho pensato che lo slice potesse essere un’arma importante e infatti ha funzionato bene. È ovvio che, quando prendo solidità dalla parte del rovescio e trovo il modo per poi girarmi col dritto, le cose cominciano a girare in maniera positiva per me“.
Il rapporto tra il tennis e le scommesse
Poi Matteo Berrettini è stato al centro di un botta e risposta sul tema delle scommesse. Gli Us Open hanno annunciato un nuovo sponsor a tema betting. Questo è il pensiero del romano a riguardo: “È un tema complicato. Anch’io in passato ho detto che riceviamo messaggi. Io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sentivo davvero a mio agio a giocare con persone che disturbavano il match. Facevano cose che, secondo me, non avevano a che fare con il tennis, soprattutto intorno al campo. L’ho visto in particolare nei Challenger, anche in alcuni video in cui era davvero dura. So che è complicato, non è facile dire chi può entrare o non può entrare, ma qualcosa sicuramente va fatto“.
Berrettini ha fatto capire che il mondo del gambling non gli appartiene. Al tempo stesso, se il rapporto tra gioco e tennis resta nei limiti, può non essere un problema: “Quando parlo di scommesse, se è qualcosa che non porta a una degenerazione del gioco, allora può anche essere qualcosa di divertente. Io personalmente non l’ho mai fatto in vita mia e non credo che inizierò a farlo. Non mi piacciono i casinò, non mi piace questo genere di cose. Però credo che faccia parte del nostro sport e, se non sbaglio, molti soldi nel tour arrivano da lì. Fa parte di quello che siamo“.
A riguardo, però, Matteo Berrettini ha raccontato un episodio spiacevole. Il protagonista di questo avvenimento è il fratello Jacopo: “Al Roland Garros ha ricevuto dei messaggi sul telefono con minacce alla mia famiglia e cose di questo tipo. Quindi penso che dovremmo creare una struttura più forte, non so, un comitato più forte per proteggere i giocatori. Poi, sugli sponsor, sinceramente non so che cosa sia giusto o sbagliato. Penso solo che, se viene fatto nel modo giusto, non ci vedo niente di così negativo“.