Jannik Sinner si conferma il re indiscusso di Wimbledon. Il trionfo celebrato ieri con la vittoria in finale contro un grandissimo Alexander Zverev, ha certificato ancora una volta il dominio che il campione di San Candido sta esercitando sul tennis mondiale al maschile. Un comando che sembra difficile da scalfire, anche perché il successo nel torneo più glamour al mondo è arrivato dopo un periodo difficile. Erano tante le incognite dopo i fatti dell’ultima edizione del Roland Garros, quando l’azzurro era stato fiaccato contemporaneamente nel corpo e nello spirito. E da quel giorno, da quella fatica (nel vero senso del termine) contro Cerundolo, il numero 1 al mondo non era mai sceso in campo.
Nessuna partita ufficiale, nessun torneo. Solo un’esibizione – peraltro vinta – sempre sull’erba in Inghilterra. Ma di valutazioni vere e proprie sulle condizioni dell’azzurro, neanche l’ombra lontana. Anche perché si tornava a giocare al meglio dei 5 set, la stessa distanza di Parigi. Eppure Jannik Sinner ha dimostrato ancora una volta perché è ancora lassù, imprendibile per tutti.
Jannik Sinner, a Wimbledon più forte di tutto e tutti
C’era già chi iniziava a tremare (o a sfregarsi le mani, dipende dai punti di vista) durante il primo turno. La maratona, imprevista almeno sulla carta, contro Miomir Kecmanovic aveva fatto suonare qualche campanello d’allarme. Si trattava però della prima partita sulla lunga distanza, per giunta giocata a un orario assurdo. Le polemiche non si sono fatte attendere, visto che il numero 1 al mondo è stato fatto giocare nell’ora di picco della canicola inglese. Jannik Sinner, però, non si è fatto trascinare. Orecchie tappate, sguardo fisso sul campo e mente rivolta solo alle partite successive.
E da lì è stata una sinfonia vincente, in cui il numero 1 al mondo non ha avuto pietà dei suoi avversari. Nuno Borges al secondo turno, Jenson Brooksby al terzo, Shintaro Mochizuki agli ottavi di finale, Jan-Lennard Struff ai quarti e infine Novak Djokovic in semifinale. Cinque vittorie, 15 set giocati e tutti vinti dal giocatore più forte del mondo. Un dominio acclarato che lasciava ben sperare per l’ultimo atto, la finalissima per cercare di tenersi stretto il trofeo.
Uno Zverev da applausi
Dall’altra parte della rete c’era però Alexander Zverev. E chi riteneva che la figura del tedesco sarebbe stata ben presto un’altra vittima sacrificale di Jannik Sinner, si è evidentemente perso qualche passaggio. Il numero 3 al mondo, infatti, ha vissuto una vera e propria metamorfosi psicofisica dopo il trionfo al Roland Garros. Togliersi dalle spalle il peso di non aver ancora vinto un torneo del Grand Slam ha reso Sascha un giocatore diverso. Ecco allora che, fatte tutte queste premesse, era prevedibile che il match sarebbe stato tosto per Jannik.
Alexander Zverev ha forse giocato la più bella partita della sua carriera in un torneo del Grand Slam. Per quasi tre set è stato alla pari con il giocatore più forte al mondo, e questo conferma le premesse precedenti. Poi, però, Jannik Sinner ha confermato un assunto: il migliore al momento è lui. Game dopo game, scambio dopo scambio, e i timori per il primo set perso sono svaniti. Non ha potuto nulla il tedesco, che anche nel quarto parziale ha giocato alla grande. Semplicemente, non è bastato.