Rafael Nadal ha visto esordire “Rafa”, la docuserie che rappresenta la sua vita e la sua carriera. Il leggendario tennista spagnolo ne ha voluto parlare attraverso le note stampa diffuse da Netflix. L’ex numero 1 al mondo ha fatto capire che questo è il modo giusto per raccontare il suo rapporto con il tennis finchè era in attività: “Penso che si veda il mondo in un modo totalmente diverso se si è riusciti davvero a voltare pagina dopo aver finito la carriera. Quella vita per me è finita. Voglio dire, ho ricordi fantastici che non mi lasceranno mai, ma non vivo e non penso più come un tennista. Quella fase della mia vita è chiusa, e chiusa bene“.
Rafa Nadal e la docuserie sulla sua carriera
A margine della presentazione della docuserie, Rafa Nadal ha fatto capire di non avere rimpianti. Lo spagnolo ritiene di aver fatto tutto quello che si poteva fare. E alla fine, i successi sono arrivati: “La mia mente non sta a pensare a cosa avrei potuto fare o non fare. È finita, ed è finita bene. Ho la capacità di vedere tutte queste cose con totale tranquillità. Quando sono al museo dell’accademia e vedo un video o certe foto, ovviamente mi commuovo. Nel documentario, è successo anche questo. Ma è un capitolo chiuso“.
Nadal ha anche parlato della sua mentalità vincente. Il recordman di trionfi al Roland Garros non si nasconde di certo dietro a un dito. La voglia di competere e di vincere sono i suoi segreti, più della tecnica: “Ero un vincente, certo. Non si vince quello che ho vinto io senza essere un vincente. Ma penso che, al di là di essere uno che sapeva come vincere, quello che sapevo fare davvero era competere. Sono sempre stato in grado di trovare un modo per competere, in qualunque circostanza. Davvero, anche se avevo problemi fisici, trovavo il modo di adattarmi e di essere competitivo“.
La capacità di superare gli ostacoli
Il più grande ostacolo nella carriera di Rafa Nadal è stato l’impatto con superfici diverse dalla terra rossa. Si tratta di un altro argomento emerso nella docuserie. Alla fine, però, ha avuto ragione lui: “All’inizio sembrava che giocare sull’erba sarebbe stato più difficile, o anche sul cemento. Ma ho sempre trovato un modo per finire a competere. Quindi penso di aver avuto la mentalità di voler imparare e di trovare un modo per essere competitivo nonostante i miei difetti. In qualunque situazione, cercavo di avere delle occasioni o di creare quelle occasioni per competere. Ecco perché dico che ero più un agonista che un vincente, perché ciò che mi faceva davvero male mentalmente era il non sentirmi competitivo“.
E poi c’è un altro aspetto fondamentale nella carriera di un campione come Rafa Nadal. Stiamo parlando del rapporto con la sconfitta, non semplice da gestire. L’ex numero 1 al mondo svela la sua gestione di questi casi: “Perdere mi faceva male, lo sport consiste nel vincere. Ma perdere dopo essere stato competitivo… mentalmente riuscivo a gestirlo bene. Quello che gestivo peggio era il non sentirmi in grado di competere bene, ed è per questo che dico di essere più un agonista che un vincente. Alla fine, la gente ti vede entrare in campo vestito da tennista professionista, la gente di solito ti vede lottare, vincere, emozionarti, combattere in campo, ma spesso è difficile immaginare tutto quello che succede dietro le quinte“.