L’Italia vince per la terza volta consecutiva la Coppa Davis, e stavolta sono i nomi di Flavio Cobolli e Matteo Berrettini quelli da ricordare. I due tennisti romani sono stati gli autentici trascinatori della formazione azzurra. Davanti al pubblico esultante di Bologna, il tandem della Capitale ha vinto tutte le partite in programma. Due giocatori totalmente diversi tra loro, e per questo motivo perfettamente complementari. Da una parte c’è la grinta e la capacità di non darsi mai per vinto di Flavio. Dall’altra c’è la potenza e la ritrovata forza fisica dell’ex numero 6 al mondo. E così ci siamo ancora una volta noi sul tetto del mondo del tennis maschile.
Il capitano non giocatore Filippo Volandri si gode un trionfo che forse è più speciale dei due precedenti. Stavolta non c’erano i due mostri sacri, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. A non cambiare, però, è stata la mentalità vincente e la voglia di dimostrare al mondo intero il valore di un intero movimento. Così è stato più facile vincere, mettendo alle spalle polemiche e rumors che non servono. Volandri, in tal senso, ha parlato così: “Abbiamo una grande connessione. Abbiamo grandi giocatori. Alcuni giocatori, come Darderi, numero 26 del mondo, non sono qui. Meritano tutti di far parte della squadra. Io posso portare solo cinque giocatori. Comunque penso solo a questi ragazzi che hanno fatto ancora una volta qualcosa di incredibile”.
Coppa Davis, la gioia di Berrettini e Cobolli
Flavio Cobolli ha fatto capire che non è stato facile fronteggiare la tensione del match contro Munar. Il tennista romano, che per la prima volta ha giocato da numero 1 italiano, ha dovuto mantenere i nervi saldi. Poi, però, il gioco lo ha aiutato: “Penso di essere stato un po’ nervoso all’inizio del match. Questo trofeo significa molto per me. Ero un po’ teso. Ma alla fine ho cercato di giocare il mio tennis, prendere energia dalla panchina, dal pubblico. Ho cercato di restare positivo anche all’inizio del secondo set, ma non è facile giocare questo tipo di partita. Sì, alla fine sono davvero felice perché ho giocato il mio miglior tennis nei momenti cruciali”.
Dal canto suo, Matteo Berrettini ha fatto capire quanto sia stato speciale vincere la Coppa Davis. Dopo due edizioni in cui ha fatto da sostenitore, stavolta è stato il protagonista. Tutto più bello, anno dopo anno: “Penso che ogni anno sia diverso per ragioni diverse. La prima volta l’ho guardata da fuori. Non potevo toccarla e sollevarla. Ho usato quel tipo di energia per tornare e vincerla l’anno scorso. Quest’anno ho usato la motivazione per giocare qui a Bologna durante l’estate, quando non stavo al meglio. È una sensazione speciale. Devo dire che abbiamo una squadra così lunga, tanti giocatori che avrebbero potuto giocare. Questi ragazzi hanno giocato un’altra stagione incredibile in doppio. E ancora, dirò che la squadra è molto forte perché la connessione tra di noi è molto forte“.